Il Ginkgo d’Oro va a La Reserva, storia di una guardaboschi del Chiapas impegnata a difendere il proprio territorio
Una foresta minacciata dal disboscamento, una comunità che ha paura di esporsi e una donna che decide di continuare a difendere il territorio anche quando la battaglia diventa sempre più difficile. È La Reserva di Pablo Pérez Lombardini il film vincitore del Ginkgo d’Oro 2026, il premio assegnato dalla giuria di Cinema In Verde, festival internazionale di cinema ambientale che si è tenuto a Roma dal 17 al 20 settembre.
Ambientato in Chiapas, il film segue Julia, una guardaboschi impegnata nella difesa della foresta e del territorio in cui vive. La sua battaglia contro un sistema corrotto porta progressivamente in primo piano un conflitto che riguarda insieme la tutela della natura, le condizioni di vita di una comunità e il futuro delle generazioni successive.
A scegliere La Reserva è stata la giuria presieduta dal regista e produttore Matteo Rovere e composta dagli attori Giulia Michelini, Andrea Arcangeli e Carlo De Ruggieri, dal giornalista Alessandro Guarasci, dal direttore generale della LIPU Danilo Selvaggi e dalla direttrice di IED Roma Laura Negrini.
Nella motivazione, la giuria ha premiato “la scelta di seguire la strada di un racconto visivo fortemente curato grazie a una fotografia in bianco e nero in grado di valorizzare i paesaggi della giungla. Il film ci riporta alla necessità di tutelare la natura e i diritti sociali – dichiarano i giurati – La protagonista incarna un messaggio di coraggio, responsabilità, amore per la terra, nella direzione di un’economia che sia amica della natura. La trama abbraccia il racconto di denuncia accompagnando le spettatrici e gli spettatori a comprendere le motivazioni di Julia e ad empatizzare con lei, quasi da sola nella lotta contro un sistema corrotto, anche a favore delle future generazioni. Il ritmo è riflessivo, stilisticamente essenziale, coerente con una storia che decide di non fare sconti raccontando le storture di un sistema senza consolazioni o forzati lieti fine”.
La Reserva vince anche il premio Germogli, assegnato da una giuria di studentesse e studenti universitari, e chiude il concorso dedicato a sei film internazionali, tutti inediti in Italia, che hanno raccontato da angolazioni e geografie diverse il rapporto tra crisi ambientale e vita delle persone, soprattutto di chi ne sopporta i costi maggiori, senza rinunciare a mostrare anche le possibilità di reagire e le vie di uscita percorribili. Dalla difesa delle terre indigene all’estrazione delle risorse, dalle migrazioni al rapporto tra scienza, energia e ambiente, fino al disboscamento e alle trasformazioni del lavoro, le storie in concorso hanno messo in luce l’interconnessione tra le questioni ambientali e quelle sociali.
“Il filo conduttore che attraversa tutti i film in concorso è la messa in discussione di un modello produttivo basato sullo sfruttamento delle risorse e del lavoro – ha detto Claudia Campanelli, direttrice artistica del Festival –. Un modello che intreccia inevitabilmente altri temi come le migrazioni e la difesa delle comunità indigene. Siamo felici della scelta della giuria perché La Reserva è un film che ci mette di fronte alle nostre responsabilità: ha la verità del documentario e la forza delle storie”.
Quattro giorni di cinema, incontri e circa 4.000 presenze
Con circa 4.000 presenze complessive, Cinema In Verde chiude una quarta edizione che ha portato per quattro giorni il cinema ambientale e sociale tra il Nuovo Teatro Ateneo della Sapienza e l’Arena di Piazza Vittorio. Film di finzione, documentari, incontri con registi, attori, scienziati, ambientalisti e rappresentanti delle istituzioni hanno affrontato il cambiamento climatico a partire dalle sue conseguenze concrete sui territori, sulle città e sulla vita delle persone.
“Cinema In Verde è diventato un appuntamento ormai radicato in città nonché uno dei tasselli fondamentali per superare l’eco-rassegnazione – ha dichiarato Simonetta Lombardo di Silverback, ideatrice del Festival –. La cultura, il cinema e le storie possono aiutare a comprendere quanto la transizione ecologica non sia solo necessaria, ma anche desiderabile”.
Un tema ripreso da Sabrina Alfonsi, Assessora all’Agricoltura, Ambiente e Ciclo dei rifiuti di Roma Capitale, che ha richiamato la necessità di accompagnare le azioni strutturali contro la crisi climatica con un cambiamento culturale. “Non possiamo abituarci a dire che questa è stata l’estate più calda e, allo stesso tempo, la più fresca di quelle che verranno. Anche le parole devono contribuire a produrre un cambiamento. Se parliamo di adattamento non dimentichiamo la mitigazione: dobbiamo continuare a lavorare per azzerare le emissioni. Le città sono in prima linea, anche perché il 70% della popolazione mondiale è destinato a vivere nelle aree urbane. Stiamo intervenendo sulla mobilità sostenibile, riforestando e realizzando infrastrutture per l’acqua. Ma tutto questo ha un costo e un’urgenza: il governo non lasci sole le città ad affrontare questa crisi climatica”.
Cinema In Verde ha cercato quest’anno un rapporto ancora più diretto con la città, scegliendo Piazza Vittorio, una delle piazze più vive e multiculturali di Roma. Accanto a chi è arrivato appositamente per vedere un film o partecipare a un incontro, nelle quattro serate il Festival ha intercettato anche il pubblico della piazza: famiglie, giovani, passanti e persone che magari non avevano mai incontrato prima né il cinema d’autore né un festival dedicato alle questioni ambientali.
Per Massimiliano Smeriglio, Assessore alla Cultura di Roma Capitale, è proprio nelle città che una parte di questo cambiamento può prendere forma: “Molte decisioni dipendono dagli organismi internazionali, dagli Stati e dall’Unione Europea, ma anche le città possono fare la loro parte. Qui non c’è solo un’emergenza climatica: c’è un disastro ambientale strutturale, che richiede risposte strutturate. Cinema In Verde va in questa direzione, costruendo un racconto che tiene insieme ambiente, società e diritti. La giustizia ambientale, infatti, non è separata da quella sociale, dai diritti umani e dai diritti civili”.
LAND, le storie di giovani cineasti palestinesi
Un altro momento centrale della serata conclusiva è stato dedicato a LAND, con l’anteprima dei sette cortometraggi realizzati da dodici giovani cineasti palestinesi della Cisgiordania e di Gaza.
A presentare i lavori sono stati due dei giovani registi, Duaa Abu Snaineh e Hazem Madi, che hanno raccontato al pubblico il percorso compiuto e il significato di poter continuare a usare il cinema per raccontare i propri territori e le proprie vite. Le loro parole e il ringraziamento rivolto all’organizzazione hanno accompagnato una delle parti più partecipate della serata finale.
La premiazione a La Reserva e la presentazione dei lavori di LAND hanno chiuso quattro giorni in cui Cinema in Verde ha messo in relazione storie lontane geograficamente ma attraversate da domande comuni: chi decide del futuro di un territorio, chi sopporta le conseguenze del suo sfruttamento e quali strumenti hanno le comunità per difenderlo.