Sei film internazionali inediti in Italia, sei storie che attraversano alcuni dei grandi temi ambientali e sociali del presente: il rapporto con la tecnologia, la difesa dei territori, lo sfruttamento delle risorse naturali, le migrazioni, le comunità indigene e il legame tra esseri umani e natura.
Sono i film in concorso alla quarta edizione di Cinema In Verde, in programma a Roma dal 17 al 20 settembre. Le opere arrivano da Francia, Giappone, Brasile, Perù, Norvegia, Svezia, Finlandia e Messico e concorreranno per il Ginkgo d’Oro 2026. A fare da filo rosso alle sei opere è una riflessione sugli impatti della crisi ambientale e climatica sulla società, sulle disuguaglianze che può aggravare e sui conflitti che genera intorno a territori, risorse e diritti; ma anche su come trasformare la consapevolezza della crisi in azione collettiva, costruendo risposte capaci di andare oltre le sole scelte individuali.
The Rembrandt Syndrome – Pierre Schoeller
Francia
Claire e Yves sono due ingegneri nucleari e lavorano da anni nel settore, condividendo una vita personale e professionale costruita sulle certezze della scienza e della razionalità. L’incontro di Claire con tre dipinti di Rembrandt incrina però quell’equilibrio e la porta a interrogarsi sulla sicurezza e sull’impatto dei reattori nucleari sui quali entrambi stanno lavorando. Nel dubbio si fa spazio anche il presentimento di un possibile disastro e una crescente eco-ansia. Pierre Schoeller porta così lo spettatore dentro il mondo dell’industria nucleare francese, mettendo in tensione fiducia nel progresso, responsabilità individuale e consapevolezza del rischio.

The Last Blossom – Baku Kinoshita
Giappone
Un anziano detenuto condannato all’ergastolo trascorre gli ultimi giorni della propria vita in compagnia di un piccolo fiore di balsamo che, improvvisamente, comincia a parlare. Dal loro dialogo riaffiorano gli anni trascorsi nella yakuza, gli affetti, i rimpianti e le occasioni perdute. Con il linguaggio dell’animazione, Baku Kinoshita costruisce un racconto che intreccia memoria, animismo e possibilità di redenzione, affidando alla natura il compito di accompagnare l’uomo nel suo ultimo viaggio.

Nimuendajú – Tânia Anaya
Brasile, Perù
Il film di Tânia Anaya ripercorre la storia dell’etnologo tedesco Curt Unckel, arrivato in Brasile all’inizio del Novecento e vissuto per decenni accanto alle popolazioni native. Unckel ne impara le lingue, documenta rituali e tradizioni e riceve dal popolo Guaranì il nome Nimuendajú. Negli anni assiste però alla progressiva invasione dei territori indigeni da parte di latifondisti, cercatori di risorse e autorità governative e utilizza il proprio lavoro scientifico per denunciarne persecuzioni ed espulsioni.
Una storia in cui la conoscenza di una cultura diventa anche scelta di campo e difesa del diritto di una comunità alla propria terra.

Árru – Elle Sofe Sara
Norvegia, Svezia, Finlandia
Maia è una madre single, appartiene alla comunità Sami ed è allevatrice di renne. Quando un progetto minerario minaccia i pascoli da cui dipendono la sua attività e lo stile di vita della comunità, la difesa del territorio diventa una battaglia politica e personale.
Il conflitto richiama a casa il fratello di Maia e fa riemergere traumi familiari rimasti a lungo sepolti. In Árru, Elle Sofe Sara intreccia così la lotta di una popolazione indigena contro lo sfruttamento delle proprie terre con una storia familiare segnata dalle ferite del passato.

La Reserva – Pablo Pérez Lombardini
Messico
Julia è una guardaboschi del Chiapas impegnata a contrastare i taglialegna illegali che stanno devastando la foresta. Intorno a lei c’è la comunità di Monte Virgen, concentrata sulla raccolta del caffè e sempre più restia a esporsi. Julia continua a cercare alleati mentre la difesa del territorio diventa progressivamente più pericolosa.
Con La Reserva, Pablo Pérez Lombardini racconta il prezzo della tutela ambientale nei territori in cui lo sfruttamento delle risorse naturali si intreccia con economie locali, vulnerabilità e interessi illegali.

The Garden We Dreamed – Joaquín del Paso
Messico
Esther e Junior, una coppia haitiana, attraversano clandestinamente il Messico insieme alle due figlie di lei nel tentativo di raggiungere gli Stati Uniti. Il viaggio li porta all’interno del sistema del disboscamento illegale. Junior, spinto dalla necessità di sostenere la famiglia, comincia a lavorare come vedetta per i taglialegna.
La ricerca di un futuro migliore finisce così per incrociare un’altra forma di precarietà: quella dei territori e delle risorse naturali su cui si reggono economie illegali. Joaquín del Paso mette in relazione migrazione, povertà e sfruttamento ambientale, mostrando come crisi apparentemente lontane possano diventare parte della stessa storia.

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