Dal 17 al 19 settembre al Nuovo Teatro Ateneo della Sapienza – Università di Roma, tornano gli incontri mattutini dedicati ai documentari di Cinema In Verde. Proiezioni, approfondimenti e dialoghi, con tre opere che intrecciano cinema, ambiente e società, e offrono al pubblico un’occasione di confronto sui grandi temi del nostro tempo.
In questa nuova edizione del festival, i documentari selezionati per il ciclo di incontri “Documentario come arte del reale” attraversano contesti geografici diversi. Dalla Cisgiordania occupata alla foresta dei Vosgi, nella Francia orientale, fino al Bangladesh. Tre luoghi del pianeta accomunati da una stessa domanda: quali relazioni e squilibri stiamo creando nei territori che abitiamo?
In Land of Canaan (2025), la regista Maggie Lamere racconta il legame tra la comunità palestinese e le risorse della propria terra in un contesto segnato dall’occupazione e dalla guerra. Protagonista del film documentario è Nasser Abufarha, imprenditore palestinese-americano che dopo un lungo periodo di studi negli Stati Uniti torna in Cisgiordania per sostenere le comunità di coltivatori di olive locali. Di fronte alla crisi che colpisce il raccolto delle olive, Abufarha promuove la nascita di una rete di cooperative fondate sui principi del commercio equo e solidale, fra le più influenti della Palestina. Intrecciando le storie di vita di molte persone, il documentario racconta come, nel mezzo di una guerra, terra, cultura e mezzi di sussistenza rischino di essere cancellati e come la loro tutela si trasformi in un atto di resistenza ecologica, culturale ed economica. Vincitore del Premio RAI Best Documentary on Current Affairs al Trento Film Festival, del Premio come Miglior Documentario all’Arizona International Film Festival e menzione d’onore al Nordic Palestinian Film Festival, Land of Canaan offre un ritratto meno conosciuto della Palestina in cui ambiente, identità e mezzi di sussistenza sono legati fra loro.
Il secondo appuntamento con i documentari di Cinema In Verde è dedicato alle foreste.
Le Chant des Forêts di Vincent Munier (2025) trasporta poi il pubblico in una foresta della Francia orientale. L’opera – che ha vinto come Miglior Documentario e Miglior Suono al Premio César 2026 assegnato dall’Académie des arts et techniques du cinéma – è un racconto potente di contemplazione e rispetto della natura. Immerso nel bosco di Vosgi, in Francia, il regista racconta la storia di tre uomini di età diversa appartenenti alla stessa famiglia che condividono l’esperienza di osservare e ascoltare la natura. Il padre di Vincent, Michel è un naturalista che ha trascorso la sua vita a stretto contatto con la fauna selvatica dei boschi. Nel corso degli anni ha trasmesso le sue conoscenze al figlio e ora è giunto il momento di raccontarle anche al nipote. Insieme, i tre esplorano la natura che li circonda, in un continuo scambio di storie e saperi. Gufi, cervi e linci sono altri protagonisti del racconto. Fra tutti spicca il gallo cedrone, specie simbolo di queste foreste e che ora rischia di scomparire. La sua ricerca guida i tre alla contemplazione e all’ascolto della natura. Attraverso le emozioni personali di tre generazioni a confronto con la fragilità e la bellezza dei boschi e della loro biodiversità, il documentario è un invito a rallentare lo sguardo e ad ascoltare la natura.
Prima della proiezione, il documentario cortometraggio Un racconto di tre foreste di Ewa Hermanowicz (2025) conduce il pubblico alla scoperta di tre foreste della Pianura Padana che, fra le infinite geometrie dei campi agricoli, custodiscono la memoria di un paesaggio quasi scomparso
A chiudere il ciclo di incontri è Black Water di Natxo Leuza (2025), documentario vincitore del premio come Miglior film socioambientale al Festival Internazionale del Cinema di Guadalajara, che affronta una delle conseguenze più drammatiche della crisi climatica: le migrazioni ambientali. Girato in Bangladesh, uno dei paesi più vulnerabili ai cambiamenti climatici, Black Water segue la storia di Lokhi, costretta ad abbandonare la propria casa nei pressi di un fiume dopo che un violento ciclone ha devastato il territorio in cui viveva. Per sfuggire al clima estremo, Lokhi decide di andare a Dacca, capitale del Paese e fra le città in più rapida crescita al mondo. Qui, la sua storia incontra quella di altri personaggi, come Shakila Islam, attivista climatica. Raccontando una migrazione di massa che potrebbe coinvolgere presto gran parte dell’umanità, il documentario è un ritratto coinvolgente, tragico e potente sugli effetti che gli eventi climatici estremi hanno sulla vita delle persone e sulle conseguenze dell’inazione climatica.
Organizzata dal Polo Museale della Sapienza – Università di Roma e dall’agenzia Silverback, la quarta edizione del Festival Cinema In Verde prevede il rilascio di attestati di partecipazione agli eventi della manifestazione e il riconoscimento di crediti formativi universitari da parte di alcuni corsi di laurea per gli studenti e le studentesse che parteciperanno agli incontri.